Raggiunto l’accordo sul lavoro tra i 27 Paesi dell’Unione Europea che regolamenta il nuovo orario settimanale. 60 ore.

Unione Europea I Paesi dell’Unione Europea hanno raggiunto nei giorni scorsi un accordo che prevede la possibilità di lavorare più di 48 ore la settimana. Questo significa che la durata massima dell’orario potrà raggiungere le 60 ore settimanali, previo un accordo formale tra le parti interessate: il dipendente e l’azienda. I sindacati dei rispettivi paesi europei si sono detti contrari all’accordo e tra gli aventi diritto al voto si sono astenuti 5 dei 27 Paesi UE. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha sottolineato che la nuova normativa costituisce un “modesto ma importante passo avanti”.

La Commissione Europea, dal canto suo, si è dichiarata soddisfatta, dal momento che sono stati gettati i presupposti per una maggiore sicurezza e migliori condizioni per i lavoratori, pur mantenendo la flessibilità di cui l’industria ha bisogno. E’ stato raggiunto anche un accordo per le Agenzie per il Lavoro stabilendo un trattamento paritario in materia di retribuzioni, congedo e maternità, sia per i lavoratori temporanei sia per quelli assunti a tempo indeterminato.

Come dicevamo sopra, 5 sono stati i Paesi che si sono astenuti dal voto perchè contrari alla nuova normativa: Spagna, Belgio, Grecia, Ungheria e Cipro, le quali hanno definito l’accordo come una ‘retrocessione’ rispetto alle conquiste sociali raggiunte nel corso dei secoli.

Il ministro Sacconi ha spiegato che in Italia non cambierà nulla: infatti i contratti collettivi continueranno ad avere un ruolo centrale nel fissare gli orari e le pause di lavoro. Tale direttiva in realtà consente l’attuazione del cosiddetto “opting out” a favore della contrattazione individuale nel caso in cui manchi la contrattazione collettiva, come accade in molti Paesi comunitari.

I sindacati nostrani, dal canto loro, si sono posti la domanda del perchè allora l’Italia abbia votato se tali direttive non potranno trovare applicazione nel nostro paese, a meno che non s’intenda usare la nuova direttiva per attuare quell’azione di “deregolazione dell’orario di lavoro” annunciata dal Ministro del Lavoro. Infatti il Ministro Sacconi chiarisce: “Credo che si dovrà aprire un tavolo di confronto con l’obiettivo di rendere più favorevole la conciliazione dell’orario di lavoro con i tempi di vita, a cominciare dalle necessità legate alla famiglia. E’ il lavoratore stesso che oggi ha bisogno di uscire dall’orario standard”.

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4 Commenti a “Raggiunto l’accordo sul lavoro tra i 27 Paesi dell’Unione Europea che regolamenta il nuovo orario settimanale. 60 ore.”

  1. Sono un ingegnere laureato a Milano che, dopo aver maturato 5 anni di esperienza in Italia, ho deciso di mettermi alla prova e andare a Londra. E ci sono a 3 anni, ormai. Devo dire che mi sto trovando bene: come orario di lavoro, l’intensità è la stessa che facevo in Italia. Ma in Italia, nonostante accordi scritti con l’HR Department, non mi veniva remunerata una sola ora in più di ore extra, a Londra gli accordi sono rispettati. Certo qui quando mi scade un contratto, sto a casa (torno a Milano) anche 3 settimane ma si tratta di un riposo gratificante e non frustrante! Quindi non mi spaventa un tetto di 60 ore settimanali: ho già sperimentato che qui gli accordi vengono rispettati.

  2. La durata massima dell’orario di lavoro a 60 ore settimanali, per quanto riguarda l’Italia, potrà essere un escamotoge per regolamentare una situazione che di fatto già esiste. La mancata retribuzione degli straordinari.Perchè a differenza della Gran Bretagna, come racconta Antonio, gli accordi nel nostro paese vengono elusi. Questo renderà praticamente nulla la detassazione sugli straordinari

  3. Sono d’accordo con Marco. Personalmente mi domando chi in realtà beneficerà della detassazione degli straordinari, dato che nè io nè chiunque che io conosco (a meno che non abbia più di 40 anni) ne può usufruire. Anzi, sfido pure chi gli straordinari li ottiene a lavorare le ore che lavoro realmente io…

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